- Urge Overkill, Girl you’ll be a woman soon. Robbie che me la manda.
- La voce di Elena al telefono e quella sua esse tutta speciale che mi riscalda il cuore
- Il calore di un abbraccio del mio maschietto che viene sotto casa con tutta questa neve solo per stringermi dieci minuti
- Fare spogliarelli senza testimoni facendo finta di essere Uma e lanciare la vestaglia per terra e farmi beccare da mamma e ridere
- La stretta di Robi, sapere che di notte ha il telefono acceso e fissare le mie stelline sapendo che se non riesco a dormire posso scriverle
- Stringere mamma alla vita, per la vita, dicendole che faremo il nostro cazzo di fottuto matrimonio hippie e non inviteremo nessun procugino
- Camminare nella neve e morsicare il ghiaccio e fermare i pullman fuori fermata a pochi metri da una rotonda in compagnia dei miei fantastici angioletti a sei corde
- I messaggi di chi ti vuole bene: tanti, tutti lì
- Le parole di Valentina che bucano lo schermo e mi afferrano per scuotermi
- Nonno che mi elenca svariate sue conoscenze senza pancreas, tutte impegnate nell’Azione Cattolica
- Lorenzo che profuma di bambolotto
- Scoprire per magia un paio di calze dimenticate da anni in un cassetto, pronte a nuova vita
- Perdere due chili come per magia
- Il sapore delle barrette di cioccolato alla Quinoa dell’Equo&solidale
- Marianna che mi manda gli abbracci sui trampoli tacco 15 “per abbracciarti meglio”
- Rendersi conto che ho più tette io di Uma sulla copertina di Pulp Fiction
- Il ciondolino di Marco al collo, accanto a un cuoricino, stretto addosso per sentire la fiducia
- I pomelli del mio cucciolo nella foto che ho sul telefono come sfondo
- La neve che rende le cose tutte sfumate
- Mio papà che accorda la mia chitarra
- Riuscire a suonare i Led Zeppelin
- Scoprire che in effetti c’è qualcosa di eccellente nella musica metal (alcune cose, eh, intendiamoci)
- Urlare VAFFANCULO agli sconosciuti7
- Ridere per le papere di una giornalista raccomandata
- Scoprire il piacere di un tozzo di pane caldo, appena sfornato
- Scolarmi da sola 3 caffettiere grandi senza avere le palpitazioni
- L’ultima sbobina con la voce dell’incompetente dottoressa Viterbo
- Facebook come luogo di abbraccio
- Il piacere di comprendere il perchè della crisi del debito sovrano
- Un momento di personale soddisfazione nel riscontrare che l’avvocato difensore di Schettino ha seguito la mia strategia difensiva
- Lorenzo che registra per me con una disponibilità inverosimile
- Scoprire un affetto sepolto verso parenti che non coltivavi da tempo, rendersi conto che è il momento di recuperare
- Sulla neve con i tacchi alti
- Verba volant, scripta manent
- Avere più di 10 euro di credito sul telefonino
- Una nuova pettinatura
- Un nuovo latte detergente ecosostenibile ipoallergenico
- Le sbobine di Esegesi
- Il colore verde
- Aretha Franklin
- Rivedere le proprie prospettive senza paura
- Mettere lo smalto e toglierlo dieci minuti dopo perchè anche no
- Imparare a stirare una camicia
- Ricevere il 51 non mi piace
- Il riscaldamento in casa
- Riuscire a sorridere nonostante la paura
- Occuparsi degli pneumatici antineve
- Il profumo del sugo che invade le stanze
- Mamma che mi ricorda di togliere il mascara perchè è cancerogeno: ridere dieci minuti buoni dell’inutilità di questa informazione
- Il profondo AMORE che mi arriva da ogni parte della mia vita, dalle persone più inaspettate. Essere grata per questo.
50 motivi per essere felice, adesso.
31 01 2012Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Senza categoria
50 cose che credevo tollerabili e oggi mi fanno dannatamente incazzare
30 01 2012- I give away dei siti internet
- Le pubblicità di cosmetici
- I bigodini
- Le foto di famiglia nei quadretti appesi in casa
- Il colore lilla
- I vecchietti ultraottantenni che si lamentano dei loro acciacchi
- I dibattiti sulla pensione anticipata ex lege 104 (Dio mi perdoni)
- Il Maalox
- Le ragazzine che si lamentano delle mestruazioni
- Le ragazzine che pubblicano link sulle loro indicibili sofferenze amorose e hanno solo sedici anni
- Le santerelline
- I ricci
- Umberto Bossi
- Renzo Bossi
- Andreotti
- L’inutilità di una serie di sempiterni padreterni
- Il concetto di haute couture
- La musica neomelodica
- Quei pezzi metal che sono pezzi pop mascherati con distorsioni&batteria
- Lele Mora
- La gente che parla di borse alla moda
- I figli di papà
- La mia rabbia etichettatrice
- Quando mio fratello fa lo scemo
- Il si che non è mai accordato
- Le mie unghie che si sfaldano come fossero di carta
- I plettri nuovi che sfrigolano sulle corde
- Tutte le volte che non so cosa rispondere
- La mia voglia di giudicare tutti
- Questa rabbia cieca, la detesto profondamente, vorrei riuscire a non sentirla e invece più sorrido e più mi viene voglia di correre e spaccare qualcosa
- Troppe telefonate tutte in una volta
- Non riuscire a smacchiare una tovaglia
- Il detersivo sulla pelle
- Il sapone
- Comprare una barretta al cioccolato della Perugina, ergo della Nestlè, perchè troppo presa dalla situazione
- Non riuscire a ricordarmi il titolo di un film
- Amedeo VIII di Savoia e i cazzo di Decreta seu statuta
- Quando ti dicono che andrà tutto bene
- Sentirmi dire che non devo rinunciare a niente
- Il concetto stesso di matrimonio
- Le feste di laurea degli sconosciuti
- Il sapore del tacchino ai ferri
- L’odore del brodo vegetale
- I discorsi banali
- Gli stereotipi culturali
- Scoprirmi a pensare uno stereotipo
- I silenzi in cui mi distraggo e non riesco a trovare qualcosa di divertente a cui aggrapparmi
- Sentirmi in colpa perchè non sopporto che qualcuno voglia parlarmi di cose serie
- Questa voglia di ballare che mi scalpita dentro
- La paura di vivere un matrimonio da due giorni
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Senza categoria
Minacce
27 01 2012
Stamattina ero in sala d’attesa. In ospedale. Una vecchia piangeva a voce alta: – Santu Rocco meu, uh, Santu Rocco meu!
Dall’altro lato della stanza, due magrebini in coppia sciorinavano litanie sottovoce. Io leggevo Baricco svuotata di senso. Non sapevo chi o cosa pregare. David Bowie non lo sentivo.
A un certo punto sono andata dalla vecchia e le ho regalato un’immaginetta di Santa Lucia che mi portavo dietro da tanto tempo. Mi pareva di abbracciare la mia bisnonna: anche lei chiamava giù tutto il paradiso stringendo in mano i santini ( o anche le figurine Panini o le carte dei Pokemon, quando ha smesso di vedere). Questa vecchina però non era bianca come la mia bisnonna, e non aveva la sua stessa pelle liscia. Eppure era proprio nonna Rosina mentre le mettevo quel fogliettino di carta tra le dita: – Chi è?
- E’ Santa Lucia.
- Uh, Santa Lucia, la più bella di tutte, Santa Lucia! E me la lasci?
- Ma certo che gliela lascio.
- Grazie, sono contenta, uh, Santa Lucia!
L’ho abbracciata e le ho detto di star tranquilla che andrà tutto bene. Lei ha semplicemente cambiato litania: – Oh Santa Lucia, Santa Lucia bella! Oh, la più bella, la più bella di tutte, Santa Lucia! – dopo un po’ l’hanno spostata in un altro reparto.
Niente logora come attendere una brutta notizia. Di colpo ho paura di perdere tutte le cose scontate di cui mi sono lamentata finora. Ho paura. Una fottuta paura che succeda a noi, alla mia famiglia che mi è sempre sembrata eterna e invincibile. Combatterei, se sapessi cos’è. E invece i giorni scorrono come le perle di quel rosario algerino della ragazza di fronte a me, inutilmente uguali davanti a un Dio che non sai se sente o no. Le diagnosi si sovrappongono come tratti disordinati su un dipinto cubista. Certe ore speri. Altre disperi e inizi a pensare cose orrende come “I matrimoni mi fanno già abbastanza schifo così, senza di lei sarà del tutto privo di senso sposarmi” o “Alla mia laurea voglio che lei sia in prima fila con la matita sulla bocca” o anche “Non è riuscita a insegnarmi a cucinare”. Poi finisci su Internet a cercare diagnosi alternative che definiscano quel grumo di cellule in un modo diverso da quello che temi: potrebbe essere una pseudociste determinata da una pancreatite acuta e posizionata in un posto particolare. Potrebbe benissimo essere una malformazione genetica. E poi certo, forse è un tumore (probabilmente benigno o ai primissimi stadi, viste le analisi del sangue degne di una salutista vegana). E’ soltanto un’ipotesi. Una contro tre. Ci sono due probabilità su tre che non lo sia. E se anche lo fosse, la medicina ha fatto progressi notevoli negli ultimi tre anni, i tumori al pancreas si curano, ci sono pazienti che vivono senza pancreas prendendo ormoni come si fa con una tiroide pigra.
Ascolta, David Bowie, prenditi quello che vuoi ma lasciami la mia Marilyn. Abbiamo ancora così tante Colazioni da Tiffany da vedere. Non conosce i suoi nipotini perchè non li ho ancora neanche pensati. So già con precisione come organizzarle la festa per i cinquant’anni. Ha i migliori capelli del mondo che neanche Marilyn, non lasciarli cadere.
Commenti : 1 Commento »
Categorie : Strumenti di igiene mentale
Vale
16 01 2012
Certe volte basta un’ora al telefono per ricordarsi che il timone ce l’abbiamo noi, che è tutto sotto controllo e che stiamo facendo la cosa giusta. Thank you, baby.
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Niente di pensabile
Non mi interessa più capire
6 01 2012Ci siamo riempiti la bocca di stronzate
mentre rotolavamo sull’asfalto come istrici isterici
senza sapere che genere di pittura volevamo essere.
Poi sono stata all’Orangerie.
A un certo punto ho capito il segreto delle Ninfee di Monet.
Si muovono al vento e vanno osservate correndo. O almeno camminando veloce intorno alla stanza.
Ed è così che voglio vivere anche io.

Tante persone che mi guardano sedute convinte che per capirmi basta dire che non c’è il nero, in questo quadro, che fa parte della fase della maturità di un pittore ormai cieco. Non capiscono un cazzo.
Come queste ninfee, così voglio la mia vita: in movimento, soltanto chi corre con me riuscirà a vedermi muovere, a cogliere ogni frammento di luce cangiante, a sentire la gioia primitiva del sole. Voglio vivere con i disadattati, con quelli che la gente biasima e teme perchè hanno il fegato di assaporare la felicità ovunque essa sia – danzare alla fermata dell’autobus, gridare le canzoni degli Eagles con un filo di voce, emozionarsi perchè le note sono sempre le stesse e posso giocarci. Voglio continuare a essere quel genere di persona che le ragazze senza personalità prendono in giro. Voglio innamorarmi di tutti, di tutto, di ogni donna uomo cane canzone quadro che incontro sulla mia fottuta strada. Voglio correre.

Continueremo a riempirci la bocca di stronzate
ma saranno tutte vere e credute fino al midollo,
perchè sono diventata una donna e ho deciso di smettere con la banalità, con i discorsi vuoti, con gli sprechi di tempo, con tutte quelle convenzioni sociali opprimenti, con la pianificazione del tempo, con un’idea un paragrafo, con i quotidiani italiani e con i pettegolezzi vuoti, con i giudizi e i consigli. Saremo sempre delle rock star e delle ninfee – non per forza insieme, non per forza lontani.
Commenti : Lascia un commento »
Etichette: carpe this fucking diem
Categorie : Pillole di autostima
Diamine
28 12 2011Sapere che entrambi stiamo non facendo quello che vorremmo fare, insieme, nello stesso istante: è una cosa che unisce profondamente.
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Senza categoria
John Frusciante viene di sera
14 12 2011
Quando cala il buio
questa stanza di carta mi opprime:
traboccante di idee sparpagliate su ogni superficie libera – giornali libri appunti biglietti della metro pantaloni per sembrare più convincente o rubriche del telefono che siano.

John Frusciante viene di sera,
a chiedere il conto della giornata appena trascorsa.
Non gliene frega un cazzo di procedura penale, è solo un esame, se non lo passo e perdo la borsa di studio la vita va avanti lo stesso. Potrebbe avere ragione lui.

Scivola cattivo sui miei polpastrelli feriti di principiante, appena sfiorati dal nylon e già scottati: la mia chitarra si vendica di tutti i tradimenti subiti, delle intere settimane in cui la dimentico nella custodia, e mi punisce spellandomi le mani. La solita bollicina perfida del pollice destro mi punge come uno spillo perchè ho suonato senza plettro Kiss me pensando al vento.
John Frusciante viene di sera a farsi sentire, si insinua nei miei ripassi in extremis per arraffare qualcosa venerdì pomeriggio e mi colpisce nei vuoti.
Questo è perchè sei sempre indecisa e sempre lo sarai, questo è perchè sei ambigua, questo è perchè non ti sai scollare di dosso la parte della stronza eppure hai il coraggio di giudicare severamente gli altri. Questo è per i caffè che non bevi, questo per l’elemosina che non fai, questo perchè ci sono occhi in cui non devi metterti e tu lo fai lo apposta, a prenderteli. Questo è perchè non hai ancora scoperto quanto c’è nella card della FNAC che ti ha regalato nonna due mesi fa, questo è per i tuoi debiti, questo è per le volte che dai buca alla gente e quest’altro è perchè non me la racconti giusta, bambina, lo sappiamo perfettamente che non è tutto sottocontrollo, puoi truccarti di verde ma non cambia niente.
![]()
John Frusciante riderebbe del mio modo di suonare la chitarra, dei miei accordi tutti storti quando riemergo da un barrè ( ti sbagliavi, non ho le mani giuste).
Il problema di Curtains è che è un album che ti rimane incollato addosso anche alla mattina, come uno di quei profumi del mercato che anche dopo una doccia non vengono via. E ti verrebbe voglia di alzare il telefono e dire le cose che non dici mai ma mancano ancora 124 pagine alla fine e non c’è mai il tempo di essere te stessa.
Commenti : Lascia un commento »
Etichette: John Frusciante - Hope
Categorie : Niente di pensabile
Effetti collaterali
9 12 2011Stare in una relazione dà tantissimi vantaggi. Arricchisce emotivamente, è appagante perchè condividi tutto con la persona che ami, ecc. Però riflettendo davanti a un barattolo di nutella mi sono resa conto che ci sono anche alcune conseguenze indesiderate. Anni di singletudine ti insegnano ad essere autonoma, indipendente, automunita! Tutte cose che nel giro di qualche mese di rapporto serio si iniziano a dimenticare. A poco a poco ci si abitua ai benefit dell’avere una relazione. Mi sono chiesta: quali sono i “vizi” che mi ha attaccato la mia lunga, bellissima, travagliata, emozionante relazione seria?
- GATTAMORTAGGINE: anche se a detta di molti (incluso il mio fratellino) io sono geneticamente incline a gattamorteggiare, avere una relazione seria ha definitivamente sdoganato gli ammiccamenti per avere un favore, i capricci, le moine, i sorrisini e tutti quei meccanismi inconsci volti ad ottenere un trattamento preferenziale. E non solo con il mio ragazzo!

- TRASCURATEZZA: dopo che ti ha vista in pigiama, sudata, in tuta, struccata, appena sveglia…perchè continuare a sbattersi per mettersi in tiro? Col tempo le autoreggenti sono diventate un’accessorio d’occasione, i maglioni larghi vengono riabilitati come outfit perchè “tanto mi piaci così come sei” e persino il mascara inizia lentamente a diventare facoltativo. E poi un giorno senza accorgetene ti ritrovi a videochiamare su Skipe degli amici con addosso la vestaglia di tuo padre, struccata e con i capelli alla Ciottolina dei Flinstones!

- DIVISMO: la macchina? Credo la prenda lui. In ritardo? Che saranno mai venti minuti, ormai è abituato, lo faccio salire così non muore di freddo. E nel giro di poco diventi più viziata e megalomane di un’attricetta hollywoodiana. L’implicita presenza di un autista è talmente implicita che finisci per far guidare la tua macchina a chiunque e non impari mai le strade, al punto di perderti costantemente in pieno centro ogni sera. E poi è difficile tornare indietro…

- DIPENDENZA DA ZUCCHERI: complici frasi killer del tipo “la tua pancia è sexy” o “a me mi piaci così” ogni scusa è buona per sentirsi legittimate a un largo consumo di Nutella e simili saccaroidi, specie se “abbiamo appena litigato”, “siamo in crisi”, “devo consolarmi perchè è uno stronzo”.

Ecco, questi effetti collaterali della vita di coppia non erano nei miei programmi…Cercasi reset per tornare ai bei tempi in cui non mi sarei mai sognata di miagolare “eddai, mi dai un cioccolatino?” a qualcuno che non fosse mio padre (anzi: in effetti neanche a mio padre).
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Amenità
#leaveamessage
8 12 2011Il mio messaggio sarà a Venaria, vicino alla piazzetta del mercato al confine con Torino, appoggiato sulla panchina della fermata dell’11.
Tutte le spiegazioni qui: http://machedavvero.blogspot.com/p/14-dicembre-leaveamessage.html
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Senza categoria
Apologia dell’indecisione
7 12 2011
L’indecisione: una malattia? Chi la conosce sa quanto questo sentimento possa imbavagliare e frenare i migliori propositi, rimandando costantemente le scelte importanti e condannando la persona dubbiosa a un precariato emotivo spesso duraturo.

Stare nell’incertezza logora i nervi, è vero: eppure credo sia la una vocazione. La mia, quantomeno. Non sono assolutamente intenzionata a diventare determinata nel perseguire le mie scelte. Preferisco essere costantemente aperta alle novità, ai cambiamenti di opinione, agli imprevisti e alle sorprese. Se all’improvviso smettessi di considerare tutti i pro e i contro e scegliessi d’istinto probabilmente sarei più serena e meno isterica. Le certezze fanno bene al cuore, fanno sentire al sicuro e annientano la paura di sbagliare. Credo però che rinunciare all’indecisione rischi di far perdere di vista qualcosa di epocale. Quasi sempre ciò che è davvero importante non è una scelta: spesso crediamo di desiderare qualcosa, poi mentre cerchiamo di realizzare i nostri obiettivi ci imbattiamo in qualcos’altro che scopriamo essere il nostro destino. O almeno, per me è sempre stato così. Le parti migliori della mia vita mi sono capitate per caso e sono frutto di inconsapevoli curiosità.

Mi chiedono spesso perchè non prendo delle decisioni nette. Ho sempre pensato di essere biologicamente incapace a decidere: mi perdo nel considerare tutti gli aspetti di ogni alternativa e non riesco a rifiutare nettamente nessuna posizione. Riflettendoci meglio, però, la mia è proprio una scelta consapevole. Io NON VOGLIO scelte nette. Lascio che la vita faccia il suo corso attraversandola tutta con le mie contraddizioni permanenti perchè non penso tocchi a me decidere. Sono una fatalista, sì. Credo sia il solo modo di lasciare la porta aperta agli accadimenti casuali.

Non penso sia un caso, il fatto che molte religioni parlano di karma, provvidenza, destino, caso. In particolare la religione in cui credo ci chiede di affidarci al progetto che Dio ha per noi. E’ anche vero che il cristianesimo enfatizza molto la questione del libero arbitrio: è il singolo a decidere se vuole salvarsi o andare all’Inferno, Dio lascia l’uomo libero di autodeterminarsi. Credo però che questo non significhi avere la presunzione di scegliere da soli la nostra strada, ma anzi, che sia tutto il contrario. Siamo liberi di scegliere se fidarci di quello che è scritto per noi, lasciandoci guidare lungo il nostro personale cammino di salvezza, o se fare tutto da soli, con la presunzione tipica di crede di potersi costruire la vita che meglio crede con le sole proprie forze. Ecco, io questo lo rifiuto categoricamente. E pazienza se i tempi della vita sono lunghi: il mio unico impegno è quello di interiorizzare e razionalizzare quello che mi circonda per capire da che parte andare.

C’è chi capisce al volo, io non sono tra quelli: ci metto anni, mesi, settimane a prendere una strada. Ho una passione smodata per i bivii, adoro la sensazione di avere più opzioni disponibili. Mi lascio guidare. Non sono coraggiosa, probabilmente, ma è la vita che mi sono scelta e non la cambierò.
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Fughe dalla scrivania
Gli amori migliori
21 11 2011Gli amori migliori restano nell’aria
avvolgenti profumi di cristalli iridescenti.
Colmano i piccoli momenti di vuoto in una giornata qualsiasi:
i quattropassi verso la fermata del pullman sono costeggiati di quel che poteva essere,
quel che sarebbe è la colonna sonora di un caffè alle macchinette guardando nella tromba delle scale,
una sciarpa calda avvolge i ricordi soffusi e un tè bollente riscalda le intenzioni future.

Gli amori migliori non esistono, non si scontrano con la frustrazione e le meschinità del reale: sono soltanto innocue fantasie di cui bardarsi ogni volta che lo si desideri, quando fuori è troppo grigio e c’è bisogno di quella spinta verso l’infinito.

Come romanzi che si rileggono ogni tanto, così sono gli amori migliori, pronti all’uso per mescolarsi con stralci di vita vera e dare alle azioni più banali quel sapore inspiegabile di poesia. Quegli amori non feriscono, non fanno vittime collaterali, non sanno cosa sia la gelosia, sono esclusivi anche se sono infedeli, sono utopie irrealizzabili e proprio per questo sono così cari, ce li culliamo al petto come se fossero bambini e non ci stacchiamo mai. Forse non sono veri amori, proprio perchè esistono soltanto nell’anima e non possono fare male: ma non credo di voler rinunciare, ecco.
Commenti : Lascia un commento »
Etichette: già così lontani, inafferrabile la tua assenza che mi appartiene, rispettare le persone che lo meritano, siamo indivisibili, siamo uguali e fragili
Categorie : Fughe dalla scrivania
Barriere
14 11 2011
-
Lenny Kravitz che rockeggia fuori tempo massimo su un CD anni ’70 che però ha il difetto di essere uscito poche settimane fa.
-
Tanto trucco, troppo trucco, persino per andare a buttare la spazzatura.
-
Ballare in macchina per scacciare ogni inquietudine dalla pelle.
-
Ridere di te stessa.
-
Non rispondere al telefono quando temi che la chiamata potrebbe alterare i tuoi precari equilibri emotivi.
-
Non rispondere al telefono perchè non sai se stasera sarai in grado di uscire dalle mura di cartone in cui ti sei rinchiusa.
-
Sprecare un numero considerevole di ore a cantare canzoni che non piacerebbero a nessuno con il piglio di una Carla Bruni e un dodicesimo del suo sex appeal.
-
Comprare un push up che non indosserai mai.
-
Interrompere tutti mentre stanno parlando.
-
Smettere di ascoltare la gente per focalizzarsi su un insignificante vecchietto seduto all’angolo della strada.
-
Comprare delle orecchie di pelo rosso luccicanti per fingere una sicurezza che non ci sarà mai.

Non è anticonformismo, è una fottuta paura di qualunque cosa.
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Fughe dalla scrivania
Happy birthday, baby
8 11 2011
Oggi è un giorno speciale: la mia canzone preferita compie 40 anni. Esattamente 40 anni fa usciva Led Zeppelin IV, un album senza nome e senza difetti. Non so cosa mi spinga a raccontarvi il mio amore per questa canzone. Potrebbe centrare il fatto che sto studiando amministrativo II, una delle materie meno stimolanti che conosca (nonostante l’esame sia domani). In ogni caso, ecco la storia.

Ci siamo conosciute per caso. Era il mio primo anno al Cavour, un liceo classico,: un ambiente stimolante, pieno di ragazzi intelligenti con Internazionale sotto il braccio e una gonna hippie colorata dentro cui svolazzare. Adesso il Cavour è molto cambiato, ma quando ci arrivai io (e stiamo parlando di nove anni fa) era un posto pieno di alternativi e rockettari. La mia scuola media di periferia era un covo di tamarretti in fissa con Gigi D’agostino, un posto dove non mi sono mai sentita pienamente a mio agio. Non che le persone fossero cattive: forse è un’età strana, quella che va dagli undici ai quattordic’anni, e il fatto di affrontarla in un corpo di un metro e ottanta centimetri e di amare la lettura di sicuro non contribuisce a rendere le cose più facili. Il Cavour per me ha rappresentato una fuga da Alcatraz. In terza media guardavo con amore i pullman diretti verso il centro, sognando la mia fuga da un quartiere che ancora oggi mi sta stretto come una 42. Dev’essere per questo che l’ho tanto amato, il mio liceo, nonostante fosse rigido, nonostante la mole di lavoro, nonostante il peso delle richieste di professori esigenti e inquadrati. In ogni caso i primi due anni (quarta e quinta ginnasio) sono stati alquanto spensierati: non c’era ancora nessuna Dogliani a pretendere una qualità alta, bastava poco per tenersi a galla e magari anche per brillare, potevo uscire quasi ogni pomeriggio e c’era il tempo di fare moltissime cose, oltre allo studio.

Torniamo a Stairway to heaven. L’ho conosciuta durante un laboratorio autogestito. La mia prima autogestione: un momento che mi ha cambiato profondamente, incidendo molto sul determinare la mia personalità. Per la prima volta avevo l’occasione di ascoltare cosa potevano insegnarmi altri ragazzi: benchè avessero solo tre o quattro anni in più di me, mi sembravano grandissimi e mi intimoriva quasi l’idea di avere un confronto diretto con loro. Non parlai molto, nel corso di quell’autogestione, per lo più mi limitai a seguire i laboratori proposti restando tutto il tempo con le mie amiche. Finimmo in un’aula al piano terra, una mattina: il tema era la storia del rock. Tre ragazzi di terza liceo (che è la quinta nei posti normali) ci raccontavano come nacque questo genere musicale, facendoci ascoltare spezzoni di brani molto significativi con uno stereo. L’argomento era interessantissimo, la musica mi piacque molto, da subito. Non ero completamente a digiuno di rock. Mio padre è un chitarrista, ogni viaggio in macchina della mia vita l’ho affrontato ascoltando una musicassetta con il meglio dei Beatles, quando avevo 7 anni ogni giorno guardavamo almeno cinque minuti dei Blues Brothers e conoscevo già Californication. Ero piena di semi che dovevano ancora germogliare: quel laboratorio di due ore scarse fu il concime di cui avevo bisogno. Perchè non si tratta semplicemente di un genere musicale, è sentire una forza in grado di trascinarti ovunque, è passione, emozione, sentimento, energia. Non si può spiegare a chi non lo prova, si può solo sentire tutto questo e guardarsi con entusiasmo, come accadde a me e alla mia amica Ambra quella mattina. Eravamo entusiaste di fronte alla nostra nuova scoperta. Ma non è abbastanza.

Innamorarsi è una cosa dolorosa, inconsapevole, ti coglie di sorpresa e ti lascia per terra incantato e incredulo. Stairway to heaven fu così: il ragazzo che stava parlando ci chiese di fare silenzio perchè stava per passare una canzone importante, ascoltate bene, disse. Un certo silenzio scese nell’aula, manco fossimo a lezione per davvero. Quando partì quel flauto tutto sembrava, tranne rock. Non assomigliava a nessuna delle canzoni ascoltate poco prima, era magica. Chiusi gli occhi. Immagini dai colori freddi e luccicanti mi si presentarono alla mente, sono una fottuta sognatrice facilmente suggestionabile. La voce di Robert Plant mi prese per mano e mi accompagnò leggera al rullare della batteria, quando Jimmy Page iniziò il suo assolo ero già persa, completamente, era la cosa migliore che avessi mai ascoltato nei miei miseri quindici anni di vita, una specie di apparizione. Quell’assolo mi mise voglia di fare l’amore con chiunque passasse, di correre, di dipingere. La conclusione di una cosa che era partita così dolce e sfumata si rivelò essere cazzuta e aggressiva. Quando lo stereo tacque, io e Ambra ci guardammo con uno sguardo un po’ sgranato, capendoci al volo.

Il giorno dopo mio padre mi procurò Led Zeppelin II, III e IV. Un suo collega scannerizzò le copertine dei vinili originali, erano magnifiche, davano ai miei cd masterizzati un’aria molto hippie. Per circa un anno, quasi ogni mattina affrontavo la mia ora di pullman fino a scuola ascoltando hard rock anni ’70. Nessuna canzone eguagliò mai Stairway to heaven, però. E’ la colonna sonora di tutte le cose più importanti della mia vita, da ascoltare mentre il mio 11 fedele mi trasporta verso la civiltà. La ascolto prima di ogni appuntamento importante, dopo ogni sconfitta, tutte le volte che devo prendere una decisione e non riesco a farlo. Quando me la suonano in sala prove divento terribilmente io, qualcuno me l’ha suonata persino al telefono marchiandomi a fuoco. L’ho ballata per tre ore quando è morta la mia bisnonna, sono sicura che piacerebbe anche a lei. L’ho messa in loop mentre piangevo via i miei sbagli, in una macchina parcheggiata sotto un ponte sulla tangenziale, sentendomi assolutamente sbagliata e aggrappata a ogni arpeggio per non scomparire. Detesto qualsiasi rumore, mentre ascolto Stairway to heaven, voglio solo bermela come una droga liquida che va gustata fino in fondo, potrei uccidere chi mi interrompe e raramente tollero la compagnia di qualcuno sugli urli finali. E’ proprio una scala, che trascina in paradiso senza che tu te ne renda conto, arrivi alla fine e sei seduta in braccio a un Dio che somiglia a David Bowie pronto a ridere delle tue miserabili vaghezze retoriche. Voglio questa al mio funerale, anche il giorno del mio matrimonio, questa è la mia canzone. Una canzone da sessantenni, perchè è uscita nel 1971.
Buon compleanno, luce del mio cuore.
Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Niente di pensabile







Commenti recenti