Oggi avevo una paura fottuta. Non riesco a condividere il mio dolore con nessuno che non sia lei. Gli uomini sono tutti inaffidabili, fanno male perchè non hanno le palle di mordere la vita, scappano e sfuggono di fronte alle cose, non sanno proteggerti senza sottometterti. Non so piangere nelle braccia di nessuno, mai, devo sempre piangere da sola in macchina, invariabilmente. Le mie amiche sono meravigliose, certo: ma non sopporto le storie d’amore, ci sono interi capitoli di argomenti che non oso affrontare, spesso non so cosa rispondere agli incoraggiamenti e ho il terrore di deprimere praticamente chiunque, figuriamoci le mie stelline. Ma l’ospedale puzza di dolore rancido, non potevo proprio resistere senza piangerle in faccia le mie ansie. E allora me ne sono scappata a Venaria, di corsa, con la scusa di comprare le stringhe delle scarpe di mio fratello in una merceria che conosco.
![]()
La merceria era fallita, porcaputtana, ci hanno fatto uno stupido supermarket di cui onestamente non si sentiva affatto il bisogno. Intanto stava tramontando tra gli aerei nella mia periferia baldracca, quel fottuto silenzio periferico perdurava come ancora ora perdura, me ne sono sgattaiolata in via Mensa guidando senza occhiali da vista e poi mi sono persa. Sì, a Venaria mi sono persa, completamente disorientata a poche centinaia metri da casa. Stavo prendendo in pieno una rotondina quando ho deciso di parcheggiare in un luogo a caso, scendere dalla macchina e provare a piedi a cercarti. Non c’eri da nessuna parte: non eri sotto i cespugli, non eri sui marciapiedi che ho aggredito ballando Like a rolling stone, non eri nel parco che ho percorso cantando ad alta voce e nemmeno nel vento fresco che mi massacrava le labbra nè sotto i portici striminziti di una via che non riuscivo a inquadrare in un contesto urbanistico noto. Non ti troverò più, mi sa. Ti sei sbriciolato prima del tempo come un magnifico fiore essiccato. Peccato, iniziavi a piacermi al di fuori di qualsiasi definizione, nel sole arancione delle sei eri perfetto. Ma so che tutto è polvere e niente è per sempre, mi trasformerò ancora e troverò altri lidi a cui attraccare le navi delle mie follie.

C’è una poetessa araba che racchiude tutto quel che sento stasera, mentre cerco di orientarmi un poco nella notte ormai scesa e ritrovo il sottopasso, il cimitero, la strada verso la collina. Mi torna in mente coi suoi versi perfetti, li lascio fluire e ricomincio a credere che ce la faremo, io e lei, alla faccia di tutte le inconsistenze.

Ringrazio tutti coloro che non amo
perché non mi fanno venire il mal di testa
non mi fanno scrivere lunghe lettere
non agitano i miei sogni
non li attendo in ansia
non leggo i loro oroscopi sul giornale
non compongo il loro numero di telefono
non li penso.
Li ringrazio molto
non mi mettono in subbuglio
la vita.
Dunya Mikhail


















Commenti recenti