Ci siamo riempiti la bocca di stronzate
mentre rotolavamo sull’asfalto come istrici isterici
senza sapere che genere di pittura volevamo essere.
Poi sono stata all’Orangerie.
A un certo punto ho capito il segreto delle Ninfee di Monet.
Si muovono al vento e vanno osservate correndo. O almeno camminando veloce intorno alla stanza.
Ed è così che voglio vivere anche io.

Tante persone che mi guardano sedute convinte che per capirmi basta dire che non c’è il nero, in questo quadro, che fa parte della fase della maturità di un pittore ormai cieco. Non capiscono un cazzo.
Come queste ninfee, così voglio la mia vita: in movimento, soltanto chi corre con me riuscirà a vedermi muovere, a cogliere ogni frammento di luce cangiante, a sentire la gioia primitiva del sole. Voglio vivere con i disadattati, con quelli che la gente biasima e teme perchè hanno il fegato di assaporare la felicità ovunque essa sia – danzare alla fermata dell’autobus, gridare le canzoni degli Eagles con un filo di voce, emozionarsi perchè le note sono sempre le stesse e posso giocarci. Voglio continuare a essere quel genere di persona che le ragazze senza personalità prendono in giro. Voglio innamorarmi di tutti, di tutto, di ogni donna uomo cane canzone quadro che incontro sulla mia fottuta strada. Voglio correre.

Continueremo a riempirci la bocca di stronzate
ma saranno tutte vere e credute fino al midollo,
perchè sono diventata una donna e ho deciso di smettere con la banalità, con i discorsi vuoti, con gli sprechi di tempo, con tutte quelle convenzioni sociali opprimenti, con la pianificazione del tempo, con un’idea un paragrafo, con i quotidiani italiani e con i pettegolezzi vuoti, con i giudizi e i consigli. Saremo sempre delle rock star e delle ninfee – non per forza insieme, non per forza lontani.

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