Struccami

28 11 2014

E Luce sia
nelle pieghe del tempo e dentro al calore dei tuoi sospiri
così
come nelle incomprensioni sospese nel vento
e nei tuoi passi lontani
e negli echi delle mie urla lasciati sul fondo dello stomaco.

E Luce sia

nei torti subiti
trasfigurati in un inno di lode che saprà farsi riso
pascendo bocche esuli finalmente giunte in porto.

Che Luce sia nei tuoi occhi:
si riveli saggezza ogni colpo, ogni rabbia ti insegni il perdono;

del dolore saprai farne un miele
dolcezza dei giorni
e non avrai nemici o rivali, mai
ed ogni cosa sarà in pace
poiché l’avrai attraversata col rigore di un loden
nuda, senza più il mascara,
nuda, senza più timori,
disarmata con la forza di chi sa affrontare la vita a mani nude,
mani di carezze, prese e sorrisi.

E Luce sia negli scantinati della mia memoria ligia al dovere
e nei miei sogni frenetici,
che Luce sia tra le pentole e le tende, dentro ai cassetti, nel mio cuore.

Non c’è più il trucco.





Mentre bolle qualcosa sul fuoco

31 10 2013

In questo mondo senza Lou Reed
gli Spritz sono viola e le unghie si sfaldano
dentro alle emozioni mute 
al fondo della gola
e poetiche del tacere si infrangono contro lo scoglio delle mie necessità
cupe e cicliche
come notturne risacche.

In questo mondo senza Lou Reed ci voglio fare l’amore
e provare a conoscere certe risa leggere
palliative
di quella pienezza che ha saputo rialzarsi
dei nonostante e delle differenze;
e sono viva appena poche ore al giorno, in questo mondo senza Lou Reed,
ma sempre meglio che niente
e la misura la lasceremo a chi ha il passo silenzioso.

Spesso mi incanto, in questo mondo senza Lou Reed:
ma non manca mai il pane
i cardi e il grano sono a bollire
e un melograno per rosario mi mantiene morbida
e la mia bocca è una foglia secca dalla curva accennata nella mantella di lana
è femmina e aspetta
aspetta.

In questo mondo senza Lou Reed – e senza quelle scarpe
nere, che te le rubavo sempre
nere, che te le ho messe apposta
per intrecciarmi un po’ con te anche nella cenere –
in questo mondo senza Lou Reed è arrivato autunno

a intrecciare le ceste delle virtù e dei vizi
non potrebbe essere meno drammatico 
questo focolare molle
che nutro.

Lou Reed è sempre sul piatto dei dischi
questi stivali hanno le borchie 
portano per sentieri lastricati di giallo e nervature e stelle
per costruire castelli di miele e curricula
come hanno fatto per anni
come hanno dimenticato di fare per un pezzo
come col tempo hanno ricordato di fare.

Lou Reed 
ed è il mio colore
l’autunno
che sta nei capelli, nella pelle che stinge a neve
che mi fa donna
(il) che significa
amarsi, senza smettere amare.





Vigilare, 2

17 01 2011

E per cercare le mie radici osserverò la terra bagnata dalla pioggia e riscaldata dal sole.





Remakes

3 09 2010

Rileggere quello che hai scritto quando avevi quattordici anni è piuttosto imbarazzante. La cosa comica di questo racconto è la conclusione: l’importante non è pensare a come si pensa, l’importante è guidare.  Sette anni dopo sono ancora qui, come se avessi realizzato per la prima volta questo concetto. Ero più saggia a quattordici anni? Ma forse dobbiamo sbagliare e andare a sbattere contro la vita, per capire. Le intuizioni incoscienti dell’adolescenza, per essere davvero comprese e interiorizzate, necessitano di un percorso lento, di sbagli e lezioni da ascoltare pazientemente.

Però c’è del comico, devo ammetterlo. Pensi di poter controllare ogni aspetto della vita grazie alla ragione, ti arrovelli per anni sulle scelte da compiere e sui rischi da evitare; e invece la chiave per la felicità ce l’avevi lì, sotto il naso. Era il tuo istinto di bambina.

“L’importante è guidare

Michelle Branch canta nelle mie orecchie: io guardo il mondo e sento quell’odore di umido attivo e operoso delle città d’inverno quando piove.

E’ un mattino grigiastro e piovoso, come ce ne sono tanti in questa stagione: le gocce sporche sui vetri, i pavimenti pieni di impronte bagnate e i mancorrenti lucidi conferiscono al 12 un’aria mattutina, da lunedì. Il mezzo è semivuoto, abbiamo oltrepassato da poco il capolinea. Solo tre o quattro studenti, zaino in spalla, e una signora attempata, col carrello per la spesa, osano infrangere in piedi il silenzio.

Svolto a destra: ecco la terza  fermata. Frotte di chiassosi ragazzi, un paio di neri, un signore distinto e una boliviana con i due bambini; poi, la quarta fermata e la quinta e il pullman è pieno.

Le otto meno un quarto: il tipico odore di pullman pieno e straripante, accalcato e un po’ sporco arriva puntuale nella cabina di guida, e io sbuffo poco convinta. La giornata è appena agli inizi: mi aspetta una mattinata alla guida e poi, spuntino veloce e cinema con Lola e Vania, le due amiche più care e stordite che ho. Alla sera una doccia e via, si cena al Majestic con i colleghi di Flavio.

C’è chi mi chiede se non è troppo faticoso e/o stressante stare tutto il giorno alla guida del mio bestione di lamiera, tra extra-comunitari e varia umanità. A volte, in effetti, è un po’ dura: hai a che fare con i tipi più strambi, gli automobilisti se ne fregano di te, non hai mica la Ferrari… ma a me va bene così. Lo rifarei domani, il concorso e tutto il resto, le rinunce, la lotta in famiglia, mamy che non mi parla per un mese e più:

Oh, Lisa, ma un’intelligenza come la tua, sprecata così, tra i poveracci!

Invece c’è fatica ma anche gioia; quando si arriva puntuali, o guardando la gente, più o meno grata per quello che fai. Avevo dovuto perfino prendermi un appartamentino in affitto lontano da casa, ma quello era il meno, un po’ di indipendenza mi faceva bene. E alla fine tutti si sono rassegnati, che prima e chi poi, al lavoro che mi ero scelta. Poco femminile, forse? Vero, ma non potrei fare altro.

Eccoci davanti alla scuola: il pullman si alleggerisce un po’. Guardo i ragazzi che vanno a battere un cinque all’amico, le ragazzine timide con il walkman nelle orecchie: scesi tutti. Si può ripartire.

Siamo al mercato, insomma, quasi, un paio di fermate, un curva e scenderanno molte delle persone a bordo.

Il viaggio ora si fa più tranquillo. Medito un po’ sulla vita: sto ascoltando una canzone suonata alla chitarra da Santana, senza altre voci che un pianto rock. Questo disco che mi ha prestato Vania è davvero carino: l’ho masterizzato solo ieri, ma mi sembra di averlo da sempre, è una colonna sonora perfetta per questa giornata.

Sento il pullman più leggero, sono poche le persone rimaste, in fondo siamo quasi al capolinea.Quando sarò arrivata, dieci minuti di sosta e poi si riparte, si torna al punto di partenza.

La mia vita è tutta un capolinea: arrivi e partenze si succedono in continuazione, un ritmo serrato e continuo, ripetitivo fino all’inverosimile, ma sempre diverso, sempre coinvolgente, sempre mio. Ma è così solo per me?

La vita. Non è un po’ per tutti un estenuante viaggio, con momenti di  calma e di tensione, di panico, di smarrimento, ma anche di pace, di appagamento, di tranquilla soddisfazione per ciò che si ha, perciò che si è?

La vita: vale la pena di viverla, con il suo continuo, perpetuo tran-tran? Alcuni pensano che sia necessario cambiare in continuazione i propri ritmi, fuggire da ogni cosa, se si ripete è la fine. Altri, invece, cercano in quella quotidianità sicurezze fin troppo solide; hanno paura dei cambiamenti, delle novità. Qualcun altro ancora vive alla giornata, senza guardare mai né avanti né indietro, proseguendo quasi per inerzia: in passivo rispetto alla vita. E io?

Io penso che la vita sia come il mio pullman: ad ogni fermata qualcosa di noi sale, qualcos’altro scende, le esperienze ci segnano e cambiano noi e il nostro viaggio. La mutevolezza alternata al quotidiano, proprio come una collana di perline di colori diversi ci appare piacevole da guardare, così è la vita. La vita è…

– Signora? Mi perdoni ma temo si sia appisolata… sono venti minuti che sta ferma…dovrebbe…

– Oh, Dio mio, mi scusi, io, oh, diamine, è che ieri sera ho fatto le ore piccole, e…ma che importa! Si parte!

Il pullman se ne va, nel grigio del mattino, e io sorrido perché ho scoperto che serve a poco pensare a come si pensa. L’ importante è guidare.”





E invece no.

19 08 2010

 

La pausa è l’anticamera del lasciarsi: LO SANNO TUTTI.

Chi non risica, non rosica: LO SANNO TUTTI.

Ritenta e sarai più fortunato: LO SANNO TUTTI.

Se tradisci, vuol dire che non amavi più: LO SANNO TUTTI.

Pensare troppo fa male: LO SANNO TUTTI.

Se non ti trucchi, sei un’anticonformista: LO SANNO TUTTI.

E’ colpa della società: LO SANNO TUTTI.

E’ in sovrappeso quindi non sta bene con sè stessa, non si piace: LO SANNO TUTTI.

Per essere bella devi essere magra: LO SANNO TUTTI.

Se sei magra vuol dire che non mangi: LO SANNO TUTTI.

Se non ti regala le fedine vuol dire che non ci tiene: LO SANNO TUTTI.

I pazzi sono gli altri e noi siamo i normali: LO SANNO TUTTI.

Porta Palazzo è pericolosa, se ci giri in minigonna cerchi guai: LO SANNO TUTTI.

Quel bambino è  semplicemente viziato, se la madre fossi io saprei come rimetterlo al suo posto: LO SANNO TUTTI.

Certe cose non vanno dette perchè fanno male al rapporto: LO SANNO TUTTI.

 

In una coppia bisogna dirsi tutto, sennò non è vero amore: LO SANNO TUTTI.

Lo so cosa intendi: LO SANNO TUTTI.

Ti capisco: LO SANNO TUTTI.

Ci sono passato/a: LO SANNO TUTTI.

Devi solo riposarti e staccare la spina: LO SANNO TUTTI.

Quella ragazza va con tutti, è una puttana: LO SANNO TUTTI.

Sabato sera è andato al cinema da solo, è uno sfigato: LO SANNO TUTTI.

Non beve, è uno sfigato: LO SANNO TUTTI.

Non ha mai fumato, è uno sfigato: LO SANNO TUTTI.

Vai a ballare che ti fa bene: LO SANNO TUTTI.

Se ci stai bene insieme, che te ne frega? Continua senza pensare: LO SANNO TUTTI.

C’è stata al primo appuntamento, è una puttana: LO SANNO TUTTI.

Non mi ha ancora baciata, è uno sfigato: LO SANNO TUTTI.

Il terzo appuntamento è quello decisivo: LO SANNO TUTTI.

Se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente: LO SANNO TUTTI.

I politici sono tutti uguali: LO SANNO TUTTI.

La politica fa schifo: LO SANNO TUTTI.

Sbagliando s’impara: LO SANNO TUTTI.

E fattela una risata, cazzo: LO SANNO TUTTI.

Se piangi sei frocio: LO SANNO TUTTI.

Sincerità prima di tutto: LO SANNO TUTTI.

E INVECE NO, NON LO SANNO. LORO SONO FUORI, IO SONO DENTRO. POSSONO SOLTANTO IMMAGINARE.

 

Tutti pensano di sapere chi sei e come dovresti comportarti sulla base di verità ormai assodate e immutabili, oggettivamente uguali per tutti. Beh, sai che c’è? Mi sono rotta le palle della presunzione, mia e  del resto del mondo. Perchè a ben pensarci  ogni scelta è una scommessa, possiamo solo provare a indovinarne le conseguenze, i vantaggi e  gli svantaggi: in realtà i fattori sono talmente tanti, il peso del caso è tale che la verità, sempre che esista, la saprai soltanto tu.

 

 

 Adoro quelli che mi giudicano, magari parlandomi alle spalle: mi danno chili di materiale su cui riflettere per migliorare me stessa.  

 

 

 





L’amore libero

11 07 2010
la mia casa è il ponte sulla tangenziale 
 
Il fuoco non è fatto per essere tenuto tra le mani. Non puoi metterlo in una scatola per portarlo con te sempre, nè puoi dargli una forma, poichè lui stesso si crea come crede. Devi restare a vegliare che non muoia nel buio: nutrirlo di legna, amarne le fiamme capricciose badando a non toccarle mai.
Non cercherò più di afferrare l’amore. L’infinito non si può possedere. Come questa strada: per averla bisogna metterla in gabbia, guardarla dal di fuori stando affacciata da un ponte e smettere di viverla.  Prometto che lascerò che l’amore mi pervada nelle sue mille forme, senza più pretese, senza più definizioni, senza invidie, gelosie, rancori. Siamo di tutti e non siamo di nessuno, come le fiamme possiamo solo godere i nostri vent’anni e bruciare leggeri, sfuggendo la cenere.